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Agrinsieme “No al decreto che modifica le aree montane esenti dall’Imu sui terreni”

ANCONA - Sono sul piede di guerra gli associati di Agrinsieme Marche, alla quale aderiscono Cia, Confagricoltura, Copagri e le Centrali Cooperative. Per Agrinsieme è inaccettabile la scelta del Governo di emanare un decreto che modifica le aree montane esenti dall’Imu sui terreni. Tale scelta fortemente contestata nel merito da tutto il coordinamento di Agrinsieme.

Sono sul piede di guerra gli associati di Agrinsieme Marche, alla quale aderiscono Cia, Confagricoltura, Copagri e le Centrali Cooperative. Per Agrinsieme è inaccettabile la scelta del Governo di emanare un decreto che modifica le aree montane esenti dall’Imu sui terreni. Tale scelta fortemente contestata nel merito da tutto il coordinamento di Agrinsieme, nonché nella forma, impone ad una categoria di pagare l’Imu per il 2014 entro il prossimo 16 dicembre, fornendo alla stessa meno di 14 giorni per effettuare il calcolo, reperire le risorse e versare. E’ un atto di inaudita gravità da parte del Governo, che di fatto, con tale scelta mette in atto una imposizione retroattiva. Va evidenziato come il decreto sia in contrasto con una legge dello Stato n. 212 del 2000, Statuto del contribuente, che prevede l’entrata in vigore delle norme di attuazione non prima di 60 giorni dalla data pubblicazione. E così entro il 16 dicembre, salvo rettifiche in extremis, molti proprietari di terreni, dopo un ventennio di esenzione da imposte patrimoniali, dovranno versare nelle casse comunali, peraltro in un’unica soluzione, l’Imu relativa al 2014. L’articolo 22, comma 2 del decreto 66 del 2014, convertito nella legge 89 del 2014, infatti, per garantire ai comuni un maggiore gettito, ha previsto l’emanazione di un decreto ministeriale, di imminente pubblicazione, che individui le città nelle quali, a decorrere dall’anno di imposta 2014, si applichi l’esenzione Imu ai terreni agricoli, già prevista ai fini Ici, sulla base dell’altitudine riportata nell’elenco dei centri italiani predisposto dall’Istat diversificando, eventualmente, tra terreni posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola e gli altri. Si è stabilito che, a decorrere dal 2014, (cambiando le carte in tavola in corso d’anno e stravolgendo la geografia delle aree esentate, fino al 2013 individuate dalla circolare 9 del 14 giugno 1993 del ministero), continueranno a non pagare l’Imu solo i possessori di terreni che si trovano nelle città ad oltre 600 metri sul livello del mare o situati in centri aventi un’altitudine compresa fra i 281 e i 600 metri, solo se posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Per tutti gli altri terreni agricoli, ricadenti in comuni aventi un’altitudine non superiore a 280 metri, si dovrà, invece, pagare l’intero importo del tributo. “Siamo preoccupati – ha detto Nevio Lavagnoli, coordinatore di Agrinsieme – e siamo profondamente arrabbiati. Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica e chiediamo perlomeno lo slittamento a partire dal 2015 del pagamento dell’Imu sui terreni. Gli agricoltori stanno soffrendo in questo momento”. Giovanni Bernardini, presidente di Copagri Marche, ha aggiunto che il Governo in una sola notte, quella del primo dicembre, ha vanificato le politiche dell’Unione europea che tendono a premiare le zone interne e montane. “Faremo il possibile – ha affermato Mauro Scattolini, di Alleanza cooperative italiane – per sollecitare le amministrazione comunali a prendere posizione nei confronti dell’atto in questione”. Gianfranco Santi di Cia Marche ha aggiunto che alcune aziende agricole non avranno i soldi per pagare l’Imu. “Dobbiamo avere il consenso dei sindaci – ha concluso Gianfranco Serena di Cia – a livello nazionale”. Alcuni primi cittadini hanno già dato la loro disponibilità a sostenere le azioni di Agrinsieme per risolvere il proble