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L'ultimo saluto a Daniele. Il parroco "L'essere umano è fragile"

NUMANA – Grande folla per i funerali di Daniele Antognoni, il trentacinquenne di Numana che martedì scorso ha ucciso moglie e figlio uccidendosi a sua volta. La chiesa del Crocefisso questo pomeriggio era piena, piena di amici, di parenti, di coloro che ancora increduli hanno voluto salutare per l’ultima volta Daniele. Martedì scorso in un momento di raptus era andato a trovare sua moglie Paula Corduneanu di 25 anni, con la quale si parlava insistentemente di separazione, e il figlio Christian di appena 5 anni. Non c’era stato tempo per le parole, Daniele aveva subito fatto fuoco.

Grande folla per i funerali di Daniele Antognoni, il trentacinquenne di Numana che martedì scorso ha ucciso moglie e figlio uccidendosi a sua volta. La chiesa del Crocefisso questo pomeriggio era piena, piena di amici, di parenti, di coloro che ancora increduli hanno voluto salutare per l’ultima volta Daniele. Martedì scorso in un momento di raptus era andato a trovare sua moglie Paula Corduneanu di 25 anni, con la quale si parlava insistentemente di separazione, e il figlio Christian di appena 5 anni. Non c’era stato tempo per le parole, Daniele aveva subito fatto fuoco, sparandosi poi un colpo. La cerimonia celebrata dal parroco di Numana don Guerrino ha richiamato la vulnerabilità dell’essere umana, dicendo “ le persone sono fragili” ricordando la necessità di dare aiuto e soccorso a chi ne abbia bisogno. E di aiuto aveva bisogno Daniele, probabilmente, un grido di aiuto sottovalutato da chi gli è stato vicino. Soffriva della situazione familiare, della lontananza del bambino, cui sembra fosse legato.  “Era una persona generosa e buona – dicono gli amici – non la si può giudicare per l’ultima ora e mezza della sua vita” Gli amici, ancora dilaniati dal non aver saputo cogliere una frase, dall’aver preso poco sul serio un silenzio, un atteggiamento. Facile ricostruire con senno del poi, terribile sentire di non aver saputo anticipare la tragedia.  Semplice la cerimonia funebre, alla quale ha presenziato anche il primo cittadino di Numana Gianluigi Tombolini. Una bara di legno quasi bianco, un mazzo di calle bianche, nessuna corona, solo il nome a richiamare quel ragazzo conosciuto da tutti che alla fine ha dovuto fare i conti col proprio dolore. E lo ha fatto straziando se stesso e i suoi cari.