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Loreto, ancora in difficoltà le imprese. Lo dice uno studio CNA

LORETO – Soffre molto l’economia in tutta l’area del comune di Loreto. Lo afferma la Cna, al termine del progetto “Impresa Innovativa”, svolto in collaborazione con il Comune e grazie a Carilo e Fidimpresa Marche. Il progetto è stato avviato con l’obiettivo di migliorare la gestione aziendale.

Soffre molto l’economia in tutta l’area del comune di Loreto. Lo afferma la Cna, al termine del progetto “Impresa Innovativa”, svolto in collaborazione con il Comune e grazie a Carilo e Fidimpresa Marche. Il progetto è stato avviato con l’obiettivo di migliorare la gestione aziendale sia da un punto di vista gestionale che finanziario attraverso momenti di aula e incontri in azienda. Hanno partecipato 21 imprese lauretane che hanno compilato un questionario sull’andamento aziendale negli ultimi 3 anni. I risultati del questionario sono stati elaborati dalla Cna e confermano appieno il grande momento di difficoltà che sta attanagliando l’economia della zona. Dieci i quesiti a risposta chiusa posti al campione di imprese, che rappresenta ogni tipologia: commercio, servizi, edilizia, impiantisti, etc. Il primo quesito riguarda l’andamento dei fatturati negli ultimi tre anni. Il 14,28% delle imprese dichiara un andamento del fatturato inferiore al 10%, il 19,04% inferiore in un range tra il -10% e lo 0%, il 28,57% stabile, il 33,33% positivo in un range tra 0 e 20% e solo il 4,76% molto positivo (superiore al 20%). Se ne deduce che più del 60% delle imprese ha fatturati stabili o in aumento. Ma tale dato va poi coniugato con le due successive domande su produttività e liquidità. Per quanto riguarda la produttività, intesa come rapporto tra ricavi meno costi diviso il numero medio di dipendenti, 1/3 delle imprese dichiara un risultato negativo o molto negativo; 1/3 stabile; 1/3 positivo. Nel campo della liquidità, invece, le problematiche sono più accentuate: 19,04% indica molto negativa la liquidità aziendale, il 38,09% negativa, il 23,80% stabile, il 19,04% positiva, ma nessuna delle imprese campione è in grado di investire con risorse proprie (0%). Altro elemento importante di analisi, il quesito sugli utili aziendali: per il 19,04% delle aziende questo importante parametro è molto negativo, per il 14,28% è negativo, per il 33,33% stabile o con un piccolo aumento (tra il 5 e il 10%), per il 23,80% positivo (tra il 10 e il 20%) e solo il 9,52% lo dichiara molto positivo (aumento superiore al 20%). Anche qui sembra valere la regola del 1/3 (1/3 negativo o molto negativo, 1/3 stabile, 1/3 utili in aumento). Positive le risposte su consegne, soddisfazione del cliente e gestione delle risorse umane, mentre il dato sui nuovi prodotti o servizi introdotti negli ultimi 3 anni indica il grande mutamento in corso nella nostra economia: il 17,64% dichiara di non aver introdotto nessun nuovo prodotto o servizio e di non pensarci, stessa percentuale di risposta per chi non ha introdotto un nuovo prodotto o servizio ma ci sta pensando o ha attivato la progettazione, il 23,52% ha introdotto 1 nuovo prodotto/servizio, il 35,29% ha cambiato parte della produzione mentre il 5,88% ha cambiato l’intera gamma di prodotti/servizi. In pratica il 41% delle imprese sta procedendo ad investimenti in prodotti o servizi, segnalando una strategia di riposizionamento e rinnovamento per far fronte alla sempre più dura competizione del mercato. “In estrema sintesi – dichiara Andrea Cantori, segretario della Cna Zona Sud di Ancona – questa indagine rileva che le imprese fatturano, ma i margini sono stretti o spesso assenti ed inoltre non si riscuote. E sembra che questo fenomeno stia dividendo la nostra economia in 3 parti: 1/3 di aziende che trova sempre più difficoltà e che rischia grosso, 1/3 di imprese che si barcamena e galleggia e 1/3 di aziende che va molto bene e sa fronteggiare la crisi. Dobbiamo essere coscienti, però, che la perdita di 1/3 del nostro sistema produttivo o anche più può non essere sopportabile in termini sociali. Il dato su cui soffermarci e che sembra essere la soluzione a questa crisi è quello sul rinnovamento dei prodotti o servizi: sembra questa la soluzione alla crisi e se quindi vogliamo aiutare le imprese a competere e ritornare ad assumere dobbiamo incentivare gli investimenti anche con finanziamenti pubblici”.