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La Quercia regina dei boschi dona sfumature dal giallo al nero

Sono anni che tingo questa splendido albero, dalla quercia ho appreso tanto, è una delle prime piante che ho iniziato a tingere nel maggio 2012, da qui datano le mie prime sperimentazioni di ecoprinting utilizzate come base pittorica.Dalla quercia ho imparato   a estrarre tutte le tonalità, dai marroni fino ai neri simili al nero di seppia.Pianta splendida che permette la tintura da giugno fino a quando le sue foglie cadono intorno novembre

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel calendario celtico la troviamo a indicare il periodo del solstizio d’estate nel mese di giugno.Infatti è proprio l’estate in momento in cui la natura dà il massimo di sé, e, informazione singolare,  popolazioni del nord, durante le carestie, si nutrivano di pane fatto con le ghiande di quercia.Nel mondo antico la sua importanza è più o meno la stessa data al frassino, nelle tradizioni pagane è l’albero per eccellenza, rappresenta la divinità in terra come Zeus lo era dell’Olimpo. I re romani e greci venivano incoronati con rami di quercia, come le statue di Zeus e di Giove  a sottolineare la quercia il simbolo di forza e di giustizia che l’albero porta con sé.È una tra le piante più longeve e alcuni esemplari hanno superato di gran lunga i mille anni. Nonostante  io tinga la Quercia da anni ancora, questa splendida creatura mi stupisce. Infatti gli ultimi studi mi hanno portato a scoprire l’ esistenza di una varietà arborea dalla cui corteccia veniva estratto il giallo, tinta usata per tingere i tessuti, insomma una Quercia catalogata tintoria per eccellenza.Si tratta di una varietà di Quercia Americana, la  Blak Oak,  orami diffusa anche in Europa.Diciamo dunque ho trovato il prossimo passo da compiere con questo vegetale, oltre alla foglia posso utilizzare  anche la corteccia, penso che potrei ottenere degli ottimi risultati per le mie basi pittoriche dando  vita così a dei veri e propri “esseri arborei” su stoffa utilizzando, il giallo della corteccia e il nero della foglia.Omero ne “L’inno ad Afrodite”,  così descrive la sacralità di queste piante:

 

“Quando le Ninfe nascono, sulla terra ferace nascono

con loro querce dagli alti rami o abeti,

belli e fiorenti sopra le cime dei monti.

Svettano altissimi, e sono chiamati templi

degli immortali: nessun uomo li recide col ferro.

Ma quando si avvicina il momento della morte

prima i begli alberi inaridiscono sopra la terra,

la loro corteccia si dissecca e i rami cadono,

e subito dopo l’anima delle Ninfe lascia la luce del sole.

La quercia è la porta che mette in comunicazione i due mondi.”

Alla prossima

Elisa Latini