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Tutti pazzi per il Parkour

A Osimo un nutrito gruppo di amanti del rischio privilegia questa disciplina sportiva

OSIMO - Sfidare le leggi di gravità, sfidare la fisica, sfidare l’impossibile. Da qui parte l’esperienza del Parkour, sport estremo, meglio disciplina metropolitana, nata in Francia agli albori degli anni ’90. La paternità del termine fu di David Belle e Hubert Koundè che, partendo dal termine transalpino parcours, eliminarono la muta finale e sostituirono la “c” con la “k” imprimendo allo stesso una valenza forte, cruenta, aggressiva.  L’avversario più grosso da vincere è la paura.

OSIMO - Sfidare le leggi di gravità, sfidare la fisica, sfidare l’impossibile. Da qui parte l’esperienza del Parkour, sport estremo, meglio disciplina metropolitana, nata in Francia agli albori degli anni ’90. La paternità del termine fu di David Belle e Hubert Koundè che, partendo dal termine transalpino parcours, eliminarono la muta finale e sostituirono la “c” con la “k” imprimendo allo stesso una valenza forte, cruenta, aggressiva.  L’avversario più grosso da vincere è la paura. La paura ti blocca, ti limita, ti porta a ritenere una cosa impossibile già prima di provarla, ed è questo che porta a fare del Parkour una vera e propria filosofia di vita, uno stile inconfondibile di pensare e di agire da coltivare quotidianamente. La realtà a noi più vicina è quella di Osimo, dove tracciatori e tracciatrici (nome con cui si riconoscono tra loro i praticanti) di ogni età si allenano con costanza e dedizione per migliorare e migliorarsi interiormente. E’ grazie al Web che anche l’Italia ha potuto conoscere il Parkour, trasformando pali della luce, panchine, muretti, facciate, luoghi pubblici in vere e proprie palestre che insegnano ai giovani a sfidare i propri limiti e mettersi in continua competizione con ciò che nella vita frena tutti gli impulsi: la paura. Nelle Marche oltre ad Osimo, ritenuta autentica roccaforte della disciplina per la sua morfologia, altre sedi importanti sono Jesi, Senigallia, Castelfidardo e Ancona, dove nel quartiere Q2 recentemente è nata un organizzazione dal nome “Ancona Parkour & 3run”che, servendosi anche di un gruppo Facebook dai numerosi contatti giornalieri, sta portando alla ribalta l’extreme sport anche all’ombra del Conero. La parte più difficile è l’inizio, la “prima volta”. Spesso ci si butta per emulazione, per moda, per sfogo. Poi non se ne esce più, come la migliore delle droghe. Al Parkour non sono generalmente collegati musica e stili nel vestire. C’è chi veste largo, chi invece jeans e canottiera così come c’è chi ascolta l’hardcore per darsi la carica e chi invece ripiega sul rap, o sul commerciale. Ogni tracciatore ha le sue tecniche, la sua autonomia, la competizione è verso se stessi non contro gli altri, questa è la vera mentalità della disciplina. Dalle strade alle palestre, nel vero senso della parola. Dietro allo urban style nasce un vero e proprio sport, insegnato e praticato, con tanto di maestri, lezioni e dimostrazioni. E’ il caso della palestra osimana T Gym che raccoglie un numero sempre in crescita di aspiranti tracciatori a testimonianza del boom del Parkour che raccoglie età comprese tra gli undici e i trentacinque anni. Ultima precisazione dovuta al difficile rapporto tra questa disciplina e il Free Running: spesso queste vengono assimilate, ritenute più o meno la stessa cosa, errore. Nel Free-Running l’efficienza viene messa in secondo piano, curando molto di più l’estetica, facendo attribuire alla disciplina l’appellativo di “arte del movimento”. Concludendo possiamo felicemente constatare che il Parkour è ormai presente nel nostro quotidiano, attraverso il mondo dello spettacolo, i videogames, film e documentari che portano al fiorire di moltissime realtà, tra le più variegate, che fanno di questo sport estremo un inconfondibile stile di vita. Per info e contatti Gruppo Facebook “Ancona Parkour & 3run”